Come vivere insieme uguali ... ma diversi

Pubblicato il da Psi torino

La Gran Bretagna e la Germania hanno finora privilegiato il modello multiculturale dell’integrazione, mentre Paesi come la Francia hanno adottato un modello che chiamerei modello “repubblicano” dell'integrazione. Per multiculturalismo intendo un'idea di società dove essa non è più considerata come un insieme di individui ma un insieme di gruppi, di comunità che danno una identità ai loro membri. Difendere questa visione significa accettare la rappresentanza di questi gruppi nella vita pubblica riconoscendo i loro diritti culturali e affermando l’importanza di queste comunità nelle società contemporanee. Una persona viene considerata in quanto membro della sua comunità di appartenenza: una cameriera rumena è considerata prima di tutto come rumena e soltanto secondariamente come cameriera; un cantante gay rimane un rappresentante della comunità gay e solo in secondo luogo è considerato come cantante. Questo tipo di multiculturalismo perpetua le differenze e non facilita il loro superamento. Nel multiculturalismo, infatti, le culture diverse coesistono ma non si mescolano. Gli immigrati vivono in Inghilterra e in Germania come vivrebbero nel loro Paese ma senza relazione o vera integrazione con le popolazioni inglese e tedesca. Si vedono per esempio pochissime coppie germano-turche! Penso che per la Francia (e credo che questo valga anche per l’Italia) sia invece meglio proseguire con il modello “repubblicano”, che insiste sull'integrazione di tutti in una stessa società (anche se dobbiamo ammettere di avere avuto alcune difficoltà negli ultimi 30 anni, principalmente dovute a ragioni economiche e sociali). L’integrazione deve risultare da un doppio movimento: da un lato, l'adesione da parte degli immigrati alle grandi linee della loro nuova cultura, dall’altro l’accettazione, da parte della popolazione che li accoglie, di persone le cui uniche differenze sono la loro provenienza e/o il colore della loro pelle. Affinché l’integrazione abbia successo è dunque necessario uno sforzo da entrambe le parti: da parte degli immigrati, per conformarsi alla cultura locale, naturalmente potendo conservare anche le loro tradizioni (ovviamente, quelle che non contrastano con le leggi del Paese di accoglienza) - è vitale, ad esempio, che imparino a leggere e a parlare l'italiano e anche che accettino il rifiuto, p.es., dell’importazione della poligamia. Da parte del Paese di accoglienza, invece, non va tollerata nessuna forma di discriminazione o di razzismo ed, anzi, vanno severamente condannate dai tribunali. Proporrei inoltre la creazione di un ente pubblico di “lotta contro la discriminazione” (come la HALDE in Francia). La cittadinanza è un insieme di doveri e diritti – i doveri vanno rispettati e lo stato deve assicurare che i diritti vengano garantiti. Uno degli obiettivi dell'integrazione dovrebbe essere quello di arrivare al punto di “dimenticare” il colore della pelle e di avere una società completamente meticcia. La laicità è anche un fattore che favorisce l’integrazione: la religione deve rimanere nella sfera privata; ognuno deve avere il diritto e la possibilità di dedicarvisi, a casa o nei luoghi di culto (e lo stato deve permettere che ci siano) ma non nella sfera pubblica: questo serve anche ad attenuare le differenze causate dall'adesione a fedi diverse.

(René-emmanuel Boukhechem, membro del PS francese)

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