Il riformismo non deve rimanere una scatola vuota

Pubblicato il da Psi torino

Sento molto parlare di riformismo e certamente mi fa piacere.

Sento anche parlare di piattaforma laica e riformista da costruire magari con altri partiti e sono d’accordo.

Però sarebbe ora di avere già prima un'idea di cosa c’è da proporre al Paese in termini di riformismo! Cosa c'è da riformare?

 

Dobbiamo prima di tutto essere coscienti del fatto che stiamo vivendo trasformazioni epocali – l’epoca d’oro della crescita senza sforzi (1945 -1990), l’epoca in cui i governi non avevano bisogno di inventare le condizioni della crescita, l’epoca in cui l’economia andava avanti da sola e in cui le politiche keynesiane dei governi erano facili da mettere in pratica, l’epoca in cui i governi potevano permettersi di accontentarsi di gestire solo le crisi sociali, l’epoca della mobilità sociale, quest’epoca è finita! La macchina non va più avanti, bisogna aprire il cofano e cercare di capire perché.

 

Quattro sono, a mio avviso, i punti principali da prendere in considerazione:

 

  1. Un certo tipo di capitalismo è finito, un altro è emerso: un capitalismo dove la finanza si è allontanata dall’economia per diventare pura speculazione; dove la democrazia è stata sottomessa alle vicende di mercati in mano a speculatori distaccati dall’economia reale; dove i più ricchi evadono miliardi di euro e spudoratamente creano politiche di austerità per compensare (consiglio di leggere il libro del Premio Nobel per l'Economia 2001 J. Stieglitz: “Il prezzo dell’ineguaglianza”). Al contrario di quello che si dice, la globalizzazione ci ha portato a dei livelli di disuguaglianza mai raggiunti dall'inizio del Novecento! In più, i meccanismi di mobilità sociale non funzionano e questo blocca i consumi e la crescita! “ L’estrema concentrazione del capitale è incompatibile con la vera democrazia – il nostro sistema politico viene “falsato” dall'influenza delle più grandi ricchezze” (Paul Krugman, Premio Nobel per l'Economia 2008)

  2.Un certo tipo di industria ha fatto il suo tempo! Con la globalizzazione l’Europa occidentale è stata sempre più sottoposta alla concorrenza da parte dei Paesi a basso costo di manodopera: negli anni '80 è toccato al settore tessile, poi alla siderurgia, e adesso che questi Paesi emergenti si sono moltiplicati e hanno raggiunto un livello tecnico e tecnologico vicino al nostro altri settori sono in pericolo di morte o di ridimensionamento: quello automobilistico, quello degli elettrodomestici, l’informatica …

Lottare contro prezzi più bassi non ha senso, la gara è già persa in partenza. Dobbiamo invece puntare sull’industria delle nuove tecnologie, la “green economy”, l’industria del valore aggiunto, e sviluppare il terziario del futuro: l’economia sociale e solidale in un mondo sempre più disegualitario e vecchio.

  3. A queste crisi economiche e sociali si è aggiunto il problema del debito, in modo più o meno marcato a seconda dei Paesi.

Il finanziamento della crescita va modernizzato: le classiche politiche keynesiane hanno anche loro fatto il loro tempo e vanno ripensate per essere ottimizzate: centrare i fondi sull’economia e i mestieri del futuro e migliorare l’efficienza di questi fondi con un più efficace sistema di controllo del loro uso e con delle drastiche leggi anti-corruzione. Lo stato deve creare un ambiente favorevole alla creazione di imprese nei settori del futuro, sostenendole ma non dirigendole.

  4. La situazione ecologica della pianeta è pietosa: le risorse energetiche vanno quindi ottimizzate e gli sprechi ridotti. La “green economy” è un'enorme fonte di posti di lavoro e ci permetterà inoltre di migliorare il nostro ambiente.

 

Un vero riformismo ambizioso deve quindi, secondo me, cercare di dare delle risposte concrete a questi 4 ordini di problemi.

 

(René-emmanuel BOUKHECHEM membro del PS francese)

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