La democrazia italiana è malata

Pubblicato il da Psi torino

Gli scandali di corruzione o di uso sporco del denaro pubblico (nel Lazio, in Sicilia, ecc.) che ultimamente hanno scosso il Paese non sono purtroppo soltanto dei casi isolati. In più, non c’è solo chi ruba ma anche chi gestisce male i soldi pubblici.

Per contrastare gli abusi dei politici e migliorare il modo di gestire il denaro pubblico occorre a mio avviso prendere delle drastiche misure dissuasive:

Ineleggibilità a vita per chi è riconosciuto colpevole in casi di corruzione e di uso a fini personale di denaro pubblico.

Rimborso del denaro rubato e rimborso delle indennità percepite durante il mandato (di parlamentare, consigliere regionale ecc.).

Pene più severe per questi reati.

Dimissioni obbligatorie per chi è indagato per questi reati.

Imporre ai partiti la pubblicazione dei costi delle campagne elettorali.

Responsabilizzare di più gli eletti che gestiscono i progetti pubblici (come avviene per i capi-progetto nelle aziende private, p.es.).

Creare strumenti per valutare l’efficienza della politica pubblica, come si fa nelle aziende private.

Il fatto, però, che un Fiorito parli di ricandidarsi dimostra che il sistema democratico non funziona più bene. E' quindi anche necessario riconsiderare il modo con cui si fa politica, cioè le relazioni tra i partiti e la gente. In Italia c’è un governo tecnico: esso doveva dare il tempo ai partiti di focalizzarsi su dei dibattiti di fondo: purtroppo vediamo la pochezza (per non dire altro!) del dibattito politico attuale.

I programmi e le proposte devono essere la base del dialogo tra i partiti, i candidati e la gente! Un italiano, prima di votare, deve sapere che cosa i partiti o i candidati propongono, e qui mi rivolgo ai partiti: nei vostri dibattiti interni dovete parlare prima dei vostri programmi e poi dei posti, voti o alleanze! Ad oggi non è così (almeno in base alle testimonianze di miei amici che sono membri di diversi partiti!)

Un partito che si presenta alle elezioni politiche deve mostrare un programma chiaro e dettagliato (e non una generica dichiarazione di intenzioni, che troppo spesso viene considerata come un programma dai politici!) e farne il sunto nei suoi interventi in TV o sulla stampa!

I partiti devono anche essere più democratici al loro interno e formare i militanti, che non devono più essere considerati come dei “buoni e bravi soldatini” ma come una ricchezza da valorizzare!

A livello regionale e nazionale i partiti dovrebbero organizzare delle sessioni tematiche di formazione.

I partiti devono anche favorire la democrazia partecipativa: incontri sui temi precisi a livello locale con la gente (a Torino ho visto fare questo da alcuni assessori e mi è piaciuto, però tocca ai partiti, farlo!)

E' necessario chiedere agli eletti, durante il loro mandato, di far vedere alla gente (tramite convegni, riunioni a tema, intervista TV …) che cosa hanno fatto in concreto.

I partiti, i candidati e gli eletti devono spiegare chiaramente alla gente il perché dei loro programmi o delle loro decisioni.

Ovviamente tutti i colpevoli di corruzione o di uso sporco del denaro pubblico devono essere automaticamente espulsi dai partiti.

Secondo me, cambiando il modo di funzionamento dei partiti si cambierà il tipo di dialogo con la gente, oggi ancora troppo spesso fondato su elementi superficiali (“mi piace, è giovane, è bella …”), sul clientelismo oppure sulla demagogia (personalmente non sopporto più chi dice “io sto tra la gente”: - sì, ok, e per fare che cosa? per proporre che cosa?)

(René-emmanuel Boukhechem, membro del PS francese)

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