Riforma della scuola e dell'università

Pubblicato il da Psi torino

In una società moderna e civile la scuola dovrebbe essere il trampolino di lancio verso un miglioramento individuale della propria situazione sociale.

Dovrebbe essere il motore della mobilità sociale.

Dovrebbe anche contribuire alla formazione di futuri lavoratori adattati alle esigenze del mercato e dovrebbe, inoltre, aiutare a formare dei cittadini civili e responsabili.

L’università dovrebbe essere il cuore di una rete innovativa in grado di sostenere l'economia del futuro (e compensare così la distruzione di centinaia di migliaia di posti di lavoro nei settori in concorrenza diretta con i Paesi a basso costo di manodopera).

Quale è la situazione ad oggi in Italia?

La mobilità sociale è ridotta ai minimi storici; chi ha la sfortuna di nascere in una famiglia modesta o nel quartiere “sbagliato” non solo non ha le stesse opportunità dei figli dei benestanti ma ha pochissime chance di migliorare la sua situazione sociale. La ricerca del lavoro ancora troppo spesso non si effettua tramite un ufficio del lavoro in contatto con le aziende e in grado di offrire posti o formazioni ma grazie agli amici, alle relazioni: al di là della inesistente meritocrazia, questo costituisce anche uno spreco, un costo per lo stato che non sfrutta tutte le risorse umane che ha a disposizione!

Un numero impressionante di giovani esce dal sistema scolastico senza niente (l'Italia raggiunge purtroppo, in questo campo, un triste primato europeo) e chi ne esce con successo raramente possiede una formazione che corrisponde alle richieste del mercato e delle imprese.

Chi lavora in un settore in crisi perde il suo lavoro o vive nell'ansia di perderlo, sapendo che non riceverà nessuna formazione che gli permetterà di riqualificarsi per poter lavorare in un settore meno in crisi.

Il Paese soffre di un deficit enorme in termini di politica per l’innovazione, sia per quanto riguarda i fondi a disposizione che per l’organizzazione di questo “ecosistema innovativo”, e questo lo rende inadeguato e impreparato per l'economia e l'industria del futuro.

Per cercare di rimediare a questi problemi occorre fare dell'educazione una priorità: spendere sicuramente di più (almeno per quanto riguarda la percentuale del PIL) ma soprattutto meglio:

- Fare un vero e proprio AUDIT della situazione scolastica in Italia per averne un quadro chiaro e dettagliato! Poi creare delle ZEP (Zone di Educazione Prioritarie) dove concentrare i fondi e gli sforzi pedagogici (dare una formazione particolare agli insegnanti delle scuole nei quartieri in difficoltà) e dove il raggiungimento degli obiettivi verrà controllato periodicamente.

- Migliorare, nei quartieri disagiati, il collegamento tra le scuole e le associazioni per aiutare gli allievi in difficoltà o senza possibilità materiale di fare i compiti a casa.

- Migliorare e generalizzare l’orientamento nella scuola media tramite consiglieri a conoscenza delle esigenze del mercato, e rivalorizzare le formazioni brevi e tecniche.

- Individuare dei precisi criteri di valutazione delle università (sia la didattica che la gestione delle risorse) e mettere in piedi una vera politica meritocratica per le promozioni all’interno delle università.

- Uniformare il modo di correggere gli esami all'interno del Paese.

- Investire maggiormente nella ricerca/sviluppo e scegliere con cura i progetti da finanziare; rivalorizzare lo statusdi ricercatore per evitare la fuga dei cervelli.

- Spingere le università a creare delle lauree nei settori del futuro.

- Le università italiane (come quelle francesi, del resto) sono troppo isolate e piccole per essere competitive a livello mondiale. Occorre creare dei “poli di eccellenza”, raggruppando università e laboratori ed evitando la frammentazione delle specialità.

- Creare gruppi di sviluppo tra università e imprese per l'ideazione di progetti innovativi, per la trasmissione dell'innovazione alle PMI al fine di favorire la creazione di piccole imprese nei settori del futuro (start up in biotecnologie, nel settore del riciclaggio a basso costo ecc. …) grazie anche ad incentivi fiscali adeguati, e per una maggiore efficienza degli investimenti nel campo dell’innovazione (riduzione degli sprechi).

- Modernizzare la formazione e la ricerca del lavoro grazie a una rete imprese/ufficio-lavoro/università di cui beneficerebbe anche chi non ha lavoro.

- Accrescere, come si fa all’estero, il numero dei saloni a temi per mettere in contatto imprese e studenti.

Una riforma dell’educazione, del collegamento tra università e imprese e delle politiche per l’innovazione è a mio avviso assolutamente indispensabile per far crescere il Paese e per utilizzare al meglio le sue risorse umane.

(René-emmanuel BOUKHECHEM, membro del PS francese)

 

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