Cosa significa per me essere socialista nel 2012
Personalmente non vorrei più sentire i partiti politici fare sempre e soltanto riferimento alla loro storia, al loro simbolo o alla loro bandiera come elementi-chiave della loro identità.
Secondo me per qualsiasi nuovo movimento o partito è importante, più che fare riferimento al passato, mostrare di avere capito quali sono i NUOVI problemi da affrontare, e COME affrontarli.
Le problematiche della nostra epoca sono nuove e non si possono più utilizzare le stesse ricette del passato.
Negli ultimi 35 anni il mondo è cambiato radicalmente: in Europa fino al 1974 e alla prima crisi del petrolio era facile governare: la crescita era forte (5-6%), la disoccupazione bassa (2-3%), la popolazione conquistava nuovi diritti, i partiti si confrontavano su temi come l’aborto, i diritti civili, la re-distribuzione dei frutti della crescita, la gente si arricchiva grazie ai beni immobiliari o in Borsa, si poteva risparmiare … era l’età dell’oro dell’Unione Europa … i problemi europei erano relativamente semplici … erano problemi da benestanti, problemi di Paesi in crescita.
Adesso emergono invece tutte le debolezze strutturali di gran parte dei Paesi europei e le loro conseguenze sono pesanti: i Paesi europei sono fortemente indebitati, la recessione bussa alla porta, la disoccupazione ufficiale è superiore al 9%, vi è molta precarietà, la mobilità sociale è bloccata, la gioventù è senza futuro, nei prossimi 20 anni e forse anche prima si verificherà un vero “terremoto delle pensioni”, l’Europa è in crisi economica e politica, la coesione sociale è ormai diventata soltanto un sogno, l’immigrazione è gestita in modo pessimo e demagogico e i Paesi BRIC ci stanno raggiungendo velocemente (vedrete che, per evitare l’umiliazione di togliere alcuni Paesi Europei dal G8, faranno presto il G10 o il G12).
In questo contesto cosa significa essere socialista nel 2012?
Secondo me essere socialista significa considerare come priorità l’applicazione pratica di questi concetti:
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Le pari opportunità e la mobilità sociale: dare a tutti le stesse opportunità di crescere e favorire la meritocrazia:
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Una politica che riduca le disparità tra i quartieri, le città, le regioni: riqualificazione urbana, trasporti più efficienti, accesso per tutti a servizi e strutture di qualità.
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Promuovere l’inclusione sociale e un vero inserimento degli immigrati nella società.
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Dare accesso a tutti a un servizio educativo di qualità e ridurre le disparità, inoltre equiparare i metodi di valutazione delle Università. Creare Zone di Educazione Prioritarie (ZEP).
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Lottare in tutti i settori contro la cooptazione e le raccomandazioni.
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Attuare una politica fiscale favorevole al lavoro più che al capitale, alle rendite, ai patrimoni o alle eredità consistenti.
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Lottare in maniera drastica e senza pietà contro l’evasione fiscale.
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Mettere la cultura al centro del patrimonio nazionale e attuare una politica di democratizzazione della cultura.
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L’innovazione, cioè l’unica possibilità per avere un futuro industriale in Europa:
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Promuovere l’imprenditorialità basata sulla conoscenza.
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Promuovere la crescita sostenibile e favorire lo sviluppo della “green economy”.
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Favorire la creazione di reti tra università, istituti di ricerca e aziende del settore privato.
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Migliorare la trasmissione delle innovazioni alle Piccole e Medie Imprese.
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Migliorare la cooperazione europea per le politiche di sviluppo.
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Avere una politica di formazione innovativa con un partenariato università/enti pubblici/imprese che permetta a chi non ha lavoro di beneficiare di formazione di qualità.
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Sviluppare il terziario del futuro, cioè l’economia sociale e solidale.
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La solidarietà e la coesione sociale:
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Non permettere che molti giovani escano dal sistema educativo senza formazione: migliorare l’orientamento dei giovani, migliorare lo statuto di apprendistato, creare delle scuole “seconda chance” ecc …
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Dare dei sussidi di disoccupazione decenti e paragonabili a quelli delle socialdemocrazie più avanzate.
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Creare uno stipendio minimo (come nei paesi più avanzati socialmente).
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Favorire la coesione sociale nei quartieri tramite iniziative culturali che coinvolgano tutti.
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Creare a livello locale una vera democrazia partecipativa (coinvolgimento dei cittadini nella vita sociale e nelle decisioni locali).
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La laicità:
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Rispettare tutte le religioni ma tenere presente che la religione è una scelta privata e che nessuna religione deve venire privilegiata rispetto alle altre religioni o ad altre associazioni per quanto riguarda i sussidi pubblici e la fiscalità
(René-emmanuel Boukhechem, membro del PS francese)